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Novità e approfondimenti a cura della Dott.ssa Tumminia

Abuso psicologico, fisico e/o sessuale: prevenire è possibile? Strumenti di intervento

In alcuni casi ( non tutti )  è possibile riconoscere (ed evitare ) per tempo un potenziale carnefice?

Se  è vero, possibile ed inevitabile che in alcune circostanze in cui il contesto ambientale mai potrebbe presentare  per il carnefice facile strada alla violenza ( penso , ad es., a casistiche di mamme fermate alle 10 del mattino in pieno centro città , alla luce del sole e con mille persone intorno , trascinate in un angolo approfittando di un momento di distrazione del contesto circostante ed abusate) è vero che ,in molte altre situazioni, determinate caratteristiche di personalità e stereotipi mentali legati a modelli educativi e sociali di massa  interiorizzati,  costituiscono fattori predisponenti a poter più facilmente divenire “preda” dell’abusante .

Quali caratteristiche è facile oggi riscontrare  , in contesti psicoterapeutici , in molte giovanissime donne , dai 15 ai 30 anni, che hanno già subìto abuso psicologico grave , fisico e/o sessuale? ( la classe d’età è considerata  al solo fine di ricercarne similitudini in modalità di pensiero ed azione circa i ruoli maschile/femminile per meglio delineare strumenti educativi preventivi ).

  • Percezione alterata del “senso del rischio” : estraneazione immaginativa dal pericolo

Accade di frequente, al racconto di violenza subìta, come si delinei nelle giovanissime una percezione di “rischio del pericolo” non strutturata o del tutto assente , non limitatamente al triste evento.  Raccontano di non percepire, ad esempio,  come “pericoloso”  girare da sole a tarda sera, spesso notte ( non ritenendo indispensabile l’accompagnamento a casa da parte di un uomo ), motivando in termini di estraneazione immaginativa dal pericolo :

“ Lo vedo nei film, non penso che davvero possa accadere a me”.

La realtà esterna viene considerata “altra” e “lontana” rispetto alla realtà “interna”, amplificando una pericolosa percezione di differenziazione tra sé stessa (sicurezza)  e l’ambiente circostante (dove accade “agli altri” ), pensiero purtroppo intuito sensibilmente dal radar del predatore in grado di percepire facilità d’accesso verso chi si vede esente da rischi personali.

Intervento: diviene indispensabile insegnare  alle giovanissime una “educazione all’autonomia non frutto di ribellione incosciente ma cosciente : affermarsi senza mettersi a rischio” .

 

  • Familiarità con la parolaviolenza”: correlazione con “percezione alterata del senso del rischio

Si è notata una corrispondenza tra la stessa “percezione alterata del rischio” e la banalizzazione dello stesso a causa, purtroppo,  di familiarita’ con il tema “violenza”, già “di casa”,per molte ( ma non tutte ) le vittime di abuso in ogni sua forma.

Facciamo un esempio: notiamo quanto sia più difficoltoso per una ragazza, già abituata a subìre violenze verbali denigranti ed umilianti e/o fisiche,  in un contesto familiare in cui imperi una comunicazione disfunzionale,  riconoscere come “violenza” altre forme di espressione aggressiva manipolatoria, essendosi abituata a “convivere”  con modalità relazionali distruttive, alcune  dichiarandolo apertamente : “io non avevo capito che questo suo atteggiamento  potesse trasformarsi in violenza , sono già abituata a mio padre/ fratello/ amico che mi parla così , non pensavo potesse sfociare in altro”

Intervento: proporre , in esercitazione guidata e filmografia, “modelli altri di comunicazione non violenta familiare , di coppia , amicale” , al fine di creare “stereotipi cognitivi ed emozionali alternativi” predisponenti una “giusta e sana affettività” .

Si auspica così a creare un decondizionamento appreso ad opera di contesti influenzanti e scoraggianti la formazione di un’identità personale degna di rispetto e stima

  • Assorbimento dell’ inconscio collettivo relativo a stereotipi di ruolo “maschile”/ “femminile” , rispetto alla prevalenza di un giudizio soggettivo depositato nell’ inconscio personale e dimenticato lì, seppur presente

L’ambiente intorno a noi ci influenza , anche se pensiamo di no, in base alla solidità interiore ha un potere di manipolazione percettiva, in gradualità diversa, su tematiche quotidiane ad impronta etico/ morale, ad es, i “ruoli maschile /femminile”.

Cosa ha visto , cosa è stata abituata a sentire in casa,  la donna “ex -bambina”, circa le caratteristiche che dovrebbe possedere una “brava moglie/ compagna”? Quanto poi tutto ciò è stato rinforzato dal sociale “confermando” come verità assoluta un pensiero collettivo interpretato come assoluto da una mente debole ?

mia mamma era sempre paziente, ad oltranza, con papà. Diceva che la donna DEVE perdonare sempre , perché così dura il matrimonio. Uno schiaffo ogni tanto può anche scappare…. I tradimenti? Beh ma si sa che l’uomo è fatto così, è molto diverso se a farlo è una donna….”…..

“ Beh però vede, anche agli stupratori non danno molti anni, ci sono reati più gravi”…..

“ Mia nonna però dice sempre che il perdono è dei bravi cristiani , che il matrimonio è una benedizione e bisogna sopportare per farlo durare….”

Queste sono, purtroppo, dichiarazioni comuni e reiterate, in giovanissime donne “ubriacate” , “ipnotizzate” mentalmente dalle “idee degli altri” prese come comode inconsce  “verita’” assolute circa il ruolo maschile/femminile al fine di non impegnarsi verso una scombussolante nuova realtà possibile , certamente dispendio di grande energia reattiva . Queste donne sono scoraggiate,  fanno fatica a pensare ad un’alternativa sana di pensiero , non mortificante il ruolo femminile , seppur la vogliono

Intervento:  proporre esercitazioni di decondizionamento contestuale disfunzionale, al fine  di far riflettere su quanto anche il proprio inconscio personale , sopito dalla paura e dalla rabbia, possa riemergere, dandogli voce circa ciò  che è considerato come “giusto/sbagliato”, “sporco/pulito”, in base alle proprie percezioni, fuori dall’influenza altrui .

In tal modo è possibile preparare la ragazza ad un progetto “psico-educativo” correttivo , una volta individuati i pensieri autodistruttivi.

Questi tre punti standard, non isolati da molti altri, mi portano a sperare in una riflessione verso chi leggerà questo articolo, considerando l’emergenza sociale circa la problematica esposta.

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