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Novità e approfondimenti a cura della Dott.ssa Tumminia

Essere “cassa-integrato” e/o “disoccupato”: cosa accade quando l’ “Identità Professionale” acquisita negli anni viene minacciata dalla Crisi Pandemica

Come cambia la capacità reattiva in base al ruolo lavorativo ricoperto prima della crisi?

Il “lavoro interrotto” oltre ad andare a coincidere e rendere tempestivamente necessaria una totale riorganizzazione pratica  della propria vita familiare ed ambientale ( es . riproducendo spazi fisici e mentali per potersi reinventare trovando , anche , angoli domestici in cui poter “pensare e ri-pensarsi” senza venire disturbati ) conduce soprattutto, in base a modalità reattive diverse , ad una crisi della propria “identita’ professionale– ricordiamo come la nostra “identità compiuta” venga a costituirsi come un agglomerato di tante identità di ruolo acquisite vivendo…   identità genitoriale – se siamo genitori –  + identità amicale + identità filiale ( tutti siamo figli ) + identità di genere + identità coniugale + identità professionale..  = tutte queste identità ci formano nel nostro essere “proprio questa determinata persona”. Ma, fra tutte queste “parti di noi”, a cui ci si trova ad aderire quasi naturalmente , l’identità professionale è proprio quella che maggiormente “ci sudiamo”, quella che spesso influenza il proprio modo di “viversi”-  in base al risultato raggiunto e/o aspirato – negli altri “ruoli sé”, incorporandoli ( es . raggiungere un certo tenore di vita modifica , spesso ,  il proprio modo di percepire gli ambienti in cui si vuole vivere – es la casa di appartenenza – ma anche la predisposizione ad avere un certo numero o meno  di figli crescendoli facendo scelte di scuole e vacanze  piuttosto che altre , andando così a modulare la propria volontà di essere padre e marito, madre e moglie  in un modo piuttosto che in un altro,  non solo valoriale da punto di vista etico ma, per alcuni, anche pratico e materiale in base alla disponibilità economica maturata  ) . L’identita’  professionale personale  modifica l’ intero sistema di pensiero del soggetto e, di conseguenza , l’intero sistema di vita

 

“Da oggi sono un cassa-integrato  , da oggi sono un disoccupato” : chi fa più fatica ad indossare ( si spera per poco ) questa pesante etichetta ? Quali variabili incidono nella capacità reattiva della persona ?

  • Il livello di carriera e potere raggiunto:  più è alto ( manager , amministratore delegato, supervisor professionisti dipendenti…)  maggiore è la possibilità di vivere l’etichetta del “cassa-integrato” ”licenziato”, “disoccupato momentaneo” come minacciante ed umiliante l’identità professionale costruita e fortificata nel tempo, nonostante la possibilità di reinserimento sia estremamente alta grazie ai contatti professionali – “la rete” – maturati nella cerchia lavorativa rispetto , invece, a mestieri più “umili” , in realtà più reattivi ma con meno probabilità di reinserimento rapido.

Il dipendente “in alto nell’organigramma aziendale” percepisce come fortemente a  rischio la propria identità professionale costruita negli anni con percorsi accademici significativi , dispendio di energia e denaro in studi specialistici, successi ottenuti salendo una “scala crescente” in ascesa acquisendo, anche , benefit simboli del potere raggiunto. La paura o reale perdita momentanea della realtà simbolica ma insieme reale e concreta memorandum della propria ascesa, porta non di rado a vissuti di ingiustizia , malinconia , paure regressive minaccianti la capacità reattiva di cui , per ruolo ottenuto, in realtà questi professionisti sono dotati fortemente, purtroppo però in alcuni casi dimenticandosene storditi dal senso  di smarrimento

  • Il Punto di partenza personale ( scala valoriale soggettiva ):

La scala di valori della propria vita incide molto sul grado di reazione di fronte ad un disagio o trauma insorto nella sfera lavorativa. Per il single in carriera , che ha puntato molto nel successo professionale come primo punto di arrivo è  più complicato reggere un momento di stasi (percepito, a volte, non come “momento” ma come “fine”) rispetto all’individuo che percepisce il lavoro come completamento di una vita piena di “altro” . Vero che sempre , correlata alla scala di valori personali , è da considerare la disponibilità economica maturata prima del momento d’arresto anche se, non di rado , in alcune situazioni la personalità positiva e/o aderente a solidi princìpi di vita  non si percepisce comunque particolarmente minacciata dalla carenza monetaria vista come , a volte in maniera sconsiderata , non troppo incidente per il proprio benessere interiore

  • Correlazione mentalizzata tra età cronologica raggiunta e ruolo lavorativo ricoperto:

Si dice che non sia così importante l’età che hai quanto quella che ti senti….si dice anche che in ambito lavorativo questo principiò non sia poi così vero , anche questo in realtà e falso : la comunicazione persuasiva insegna che attrae la persona originale, creativa, particolare nella vita privata come in quella lavorativa, in grado di portare l’interlocutore a focalizzarlo sull’energia emanata, sulla verve , tutto il resto passa in secondo piano.

Ma se il candidato si sente “vecchio” tutto il mondo lavorativo e non lo percepira’ così , sarà difficile reinserirsi come vincente

  • Storia della persona in termini di successi / fallimenti di vita accumulati :

Quando viene a mancare all’improvviso il lavoro oppure si ha una riduzione operativa consistente, quasi automaticamente il “lavoratore”, attraverso la propria vulnerabilità del momento, si percepisce in modo più completo come “lavoratore persona” , ripercorrendo – per associazioni spontanee – tutta la propria vita privata e lavorativa insieme in termini di “successi” o “fallimenti” ottenuti, ovviamente secondo un criterio puramente soggettivo d’interpretazione spesso più orientato ad un severo giudizio di se stessi più che ad una assoluzione, appesantito da una sorta di masochistico senso di colpa più che da un’analisi anche di fattori contingenti esterni a sé in realtà molto più realistici nel caso di un’emergenza sanitaria ed economica

Laddove però , in effetti, davvero il lavoratore in termini di analisi oggettiva, avesse riportato una serie di “stop” ( matrimonio fallito, discordie ripetute con figli, amici allontanati, ecc ) , sarebbe certamente più facile comprendere come anche l’interruzione lavorativa, seppur indotta da cause esterne quali una pandemia , possa automaticamente essere comunque associata inconsciamente erroneamente  ad un “proprio” fallimento, diversamente da casi in cui non sia siano presentate altre situazioni di forte stress di vita.

 

In ogni caso, riscoprire nella propria fragilità il proprio essere vulnerabile inteso come “umano” è il primo passo per la rinascita , la resilienza , che sempre avviene e si rinnova dopo, e solo dopo , la caduta .

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