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Novità e approfondimenti a cura della Dott.ssa Tumminia

“Etichettare” le persone: il bisogno mascherato di “metter distanza” tra noi e l’altro. Chi sono gli “etichettanti” ( I Parte )

Siamo nell’epoca dei “paradossi comportamentali”, avanza la tecnologia che porta a maggiori interazioni virtuali tra soggetti fintamente intriganti e svegli ma timidi e soli nella vita reale , ricchi di iPhone ,denaro, vestiti , viaggi ma poveri di volontà nel condividere tutto questo con qualcuno.

Si tende ad un egocentrismo che nulla ha a che vedere con la “solitudine del risolto” che impara a stare con se stesso per meglio selezionare chi volere accanto, invece finalizzato ad un patologico individualismo asociale e sospettoso verso “l’altro da me”,  da allontanare come fosse interpretato , spesso senza motivo alcuno,  “minaccia alla propria felicità” , colui dal quale “mettere distanza” , servendosi di una pigrizia conoscitiva  appositamente adottata , quindi per lo più consapevole,volta a proteggere i propri stereotipi metacognitivi ( diventati fallaci certezze) tali per cui – confinando l’altro come “distante da me”- riesco meglio ad affermare ed individuare il mio fragile Io secondo una sterile associazione: “tutto ciò che non sei tu, sono io” .

Chi  sono quindi i soggetti che con più facilità “etichettano” gli altri e quali meccanismi li spingono ad adottare questo comportamento distanziante?

  • Chi non sa stare in gruppo , le persone che sentono spesso l’esigenza di portare avanti quasi esclusivamente “amicizie individuali” , coloro che fanno fatica a partecipare e trovarsi in situazioni /eventi con molti presenti, in cui più facilmente si possono creare confronti o paragoni , sono maggiormente predisposti a “mettere etichette”. Diventa per questi individui molto più facile “salvare” se stessi, confinare la profonda insicurezza, dalla possibilità di “perdere”….

Il gruppo aumenta la possibilità di “non essere il migliore” tra i presenti , insopportabile per alcuni, l’etichettatura si presenta come modalità rapida per togliere valore al vincente.

…. “ci sono molte belle ragazze in sala , ma vestite così però ….sono sicuramente delle poco di buono…” ( sotto intendendo“non come me che invece sono retta e per bene” ).

Etichettando e svalutando l’altra, cerco motivi per vincere  io o, per lo meno, non sentirmi di meno

 

  • Tale semplificazione” degli altri,categorizzandoli, sottende ad una pigrizia di fondo: il “pigro cognitivo” cerca di creare, meglio “crearsi”, un senso mentale di “ordine delirante” tramite categorie ed etichette “rassicuranti” e , soprattutto , “non modificabili” , assecondando il proprio bisogno controllante e rigido di percepire le Persone come stereotipate secondo una logica “bianco o nero” . Solo pensare di poter cambiare idea su qualcuno , rende fragile il presuntuoso categorizzante, che mai accetterebbe l’ipotesi per cui il cambiamento dell’altro e la possibilità di essersi sbagliato sull’altrui  giudizio siano fattori possibili ed umani

 

  • I Competitivi eccessivi , molto diversi dai Determinati ( versante positivo dei primi da cui si distinguono ) si trovano spesso a costituire personalità caratterizzate da cattiva gestione delle emozioni versus altri , non di rado vissuti secondo la logica “mors tua vita mea”.

Categorizzare, etichettare , diviene serbatoio sfogo di  emozioni di invidia, gelosia , ira , emozioni pero’ negate dal soggetto  salvaguardando l’immagine di se stesso come “buono e comprensivo” , in realtà poi demolente e denigrante attraverso la stessa etichetta attribuita gratuitamente

 

  • Il ruolo dell’Amigdala nel cervello, “la prima impressione”: è innato in tutti di noi l’istinto semplificativo che prende origine da una ghiandola del cervello , l’amigdala , facente parte del sistema limbico, che gestisce le emozioni. È  proprio qui che si origina la “prima impressione” , così accade a noi tutti.

Sta poi a ciascuno , dipendentemente dalla  volontà all’impegno conoscitivo, all’intelligenza relazionale – non “patrimonio” di tutti! – alle capacità intellettive, spirituali , morali, voler e saper andare oltre , oltre il pettegolezzo, ciò che è stato detto sull’altro, ma anche andare oltre ciò che io stesso ho pensato basandomi su pochi propri elementipercepiti, appunto i primi soli elementi in mio possesso . Superare la prima impressione significa dare spazio verso una reale possibile conoscenza priva di filtri pregiudizievoli, guadagnando la possibilità di non offuscare il valore della persona da considerarsi come “intero” , evitando di frazionarla in “parti scelte”rilette a piacimento, per comode scelte finalizzate a mettere distanza od eliminare senza reali spiegazioni plausibili ed oggettive

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