News

Novità e approfondimenti a cura della Dott.ssa Tumminia

L’ Utente “fantasma” nei Social network : potenzialmente molto più “pericoloso” di chi condivide ogni cosa?

Ignavia  Virtuale: “non mi esprimo tranne che per giudicare e non condivido nulla nonostante abbia scelto una rete sociale”.

Avete presente l’allievo seduto all’ultimo banco? Quello ritenuto dagli insegnanti tranquillo, innocuo, che non si espone mai, partecipante poco o niente e , per questo, socialmente “non pericoloso”?

Poi c’e’ l’altro, il “casinista”, quello che si nota fin troppo, parla, provoca, magari a tratti od in maniera significativa,  potenzialmente o chiaramente pensato come personalita’ narcisista od, ancora, come il classico “caratteriale”.

Chi dei due ha maggiori possibilita’, una volta adulto, di attuare qualche agito antisociale? Secondo le statistiche psicosociali il primo, l’insospettabile, quello che attraverso il mutismo persistente, la propria “presenza fantasma” in un contesto sociale, dove e’ normale interagire, resta in disparte, osservando l’esterno da cui si sente distante- per senso di superiorita’ delirante o di inferiorita’ negata – sempre facce della stessa identica medaglia… Un guardare attento e giudicante generatore, secondo un crescendo significativo nel tempo, di lucubrazioni mentali, idee di “paragone”, pensieri narcisistici volti a prendere sempre piu’ distanza , in modalita’ quasi “autistica” da una realta’ di cui in realta’ fa parte, volendo o non  volendo, ma comunque per scelta.

 

Nei social come nella realta’….:  gli utenti “fantasma”……

Cosa intendiamo per social network? Letteralmente si tratta di una “rete sociale”, ovvero un luogo in cui, per idoneita’ di contesto, dovrebbe essere normale decidere di farne parte per “condividere”…

Con questo scopo nasce, ad esempio, Facebook: condividere  passioni in comune con altri , viaggi, canzoni, amore per la cucina, per uno sport…tramite fotografie, recensioni, scritti e quant’altro.

Non volendo di proposito entrare in discussioni inerenti modalita’ distorte dell’uso che molti ne fanno, sconfinando magari anche in proponimenti patologici di se stessi per chi osserva,   sottolineo l’attenzione, servendomi dell’esempio scolastico sopra citato,  per riproporre lo stesso quesito di riflessione su due tipologie di utenti “facebook”:

  1. L’utente sempre o spesso connesso, quello che “posta”proprie passioni – squadra di calcio, canzoni, ricette culinarie…-tramite fotografie, selfie, commenti ….ecc
  2. L’utente “fantasma”, quello che e’  “connesso” ma non si vede, quello che osserva con la lente di ingrandimento la vita degli altri, poco soddisfatto della propria, attento a vagliare ogni “caduta di  stile” dell’altro, ogni potenziale “pecca” -soggettivamente interpretata come tale nel momento in cui si discosta dal proprio punto di vista- propenso ad intervenire solo per sottolineare azioni altrui polemizzandole.

 

Domanda: e’ poi cosi’ vero, come molti operatori della psiche sostengono, che sempre trattasi di “patologia narcisista” , laddove un soggetto, l’utente A) semplicemente si diverte a condividere , come previsto dalla rete, la propria vita? Non potrebbe semplicemente trattarsi di estroversione? O di vanita’? Termini ben  diversi e meno pesanti rispetto a “narcisismo patologico”…..Questo, poi, potrebbe rivelarsi soggetto socialmente pericoloso? Avendo gia’ esternato , tramite ripetute pubblicazioni, il proprio bagaglio emotivo per mezzo del racconto, probabilmente molto meno del soggetto B), l’utente silenzioso, quello “sempre zitto”, a tratti polemico, che osserva fino all’esaurimento gli altri, “trattenuto” e “controllato”….prima dell’esplosione.

 

Gli “spettatori esterni” delle vite degli altri sono quasi sempre i soggetti potenzialmente piu’ pericolosi per il sociale e per stessi, alimentando tramite il paragone con l’esterno “appagato di vita” la propria frustrazione data da una vita insoddisfacente, non sempre accettata.

Adolescenti e scuole chiuse per Covid: sei un genitore? La comunicazione efficace con i figli!

I giovanissimi sono in grado di adattarsi a a qualsiasi realtà, se gli adulti tifano per la loro capacità reattiva

Il “Vantaggio Secondario della Malattia”: se vuoi aiutare davvero un conoscente malato, non compatirlo! Faresti il suo male…

La persona che ha subìto un trauma fisico ( od anche emotivo ) in grado di condurre ad un certo livello di inabilità