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Novità e approfondimenti a cura della Dott.ssa Tumminia

La ricerca “in eterno” della “Persona Giusta”: paziente serietà d’animo riversata sulla sfera affettiva o meccanismo di difesa relazionale patologico?

L’unico pericolo che sento veramente e’ quello di non riuscire più a sentire niente…” (Jovanotti cit. tratta da Fango )

Vengono spesso guardate con ammirazione lodevole tutte quelle persone – ad oggi in prevalenza sempre maggiore – che praticano ogni forma di astensionismo affettivo ( psicologico e sessuale) “sacrificando” l’ipotetica vita relazionale amorosa in un’attesa” – che a volte dura lunghissimi anni ,in alcuni casi per sempre, della fantomatica “persona giusta”…

Siamo così sicuri che questi individui agli occhi dei più affascinanti , avvolti da un alone di poetico astensionismo ascetico che li rende quasi unici, speciali, nell’apparire cosi’ distanti dall’ ingordigia amorosa del resto del mondo non possano rivelare, invece, un importante disagio inerente la sfera affettivo/relazionale?

Sicuramente non tutti, ma parecchi si.

Spesso rimandare ad oltranza a nuove storie sentimentali, che implicherebbero il “rimettersi in gioco” dopo precedenti fallimenti, arrancando a scuse difensive reiterate da un inconscio /conscio sempre più emotivamente apatico, viene ben mascherato tramite stereotipi relazionali “salvavita” ancorati su fondali morali, con lo scopo di non apparire all’esterno come “poco coraggioso” ma addirittura, ed al contrario, ipersensibile di fronte alla sfera affettiva:

“ vorrei trovare la persona giusta, ma non voglio buttarmi via per poco”…. “ io mi impegno ma non trovo persone compatibili”… “ ormai e’ tutto basato sul sesso , non c’e’ più morale…meglio lasciar perdere…” “non ci sono più donne/uomini seri come quelli di una volta”…..

Se può essere condivisibile l’idea di sperare in un incontro affine, supportato però anche da un impegno personale alla sua durata e non all’autodistruzione una volta avvenuto, e’ importante soffermarsi sullo stile di vita affettivo che intercorre TRA l’ultima storia finita e la ipotetica ricerca della persona giusta, un tempo che sovente porta difensivamente ad astensione prolungata di nuove possibilità secondo i meccanismi sopra descritti volti, in realta’, a preservare nuove sofferenze ipotetiche.

Chi mette in atto questo tipo di pensieri e’ di solito una persona immatura a livello affettivo, non in grado di comprendere  che la persona giusta non esiste di per se’, non essendo altro che una persona qualunque, affine fisicamente e psicologicamente, che noi rendiamo giusta scegliendola,  con pregi e difetti, nel bene e nel male….ma che potremmo anche non notare mai se non siamo disposti interiormente a vederla, rendendola immediatamente “non giusta” da “giusta” che avrebbe potuto essere.

Reiterare pensieri di “attesa affettiva”, rimandare in eterno la possibilità di relazionarsi nuovamente a livello amoroso, trovando sempre “qualcosa che non va” in potenziali presunti partner, rischia di far entrare la persona in una sorta di alexitimia emotiva: incapacità di riconoscere e provare emozioni.

Avete presente quando un elettrodomestico in casa si rompe per non utilizzo per lungo periodo? Cosi’ siamo noi, “funzioniamo” allo stesso modo: il cuore ed il corpo vanno nutriti, se non ricevono più cibo , non saranno più in grado di riconoscere i sapori ne’ a volerne, perche’ si sono abituati a farne a meno.

Provocatoriamente, di fronte a pazienti autodifesi davanti alla possibilità di rimettersi in gioco affettivamente, che tipicamente utilizzano la ricerca eterna della persona giusta per allontanare sempre di più una nuova possibilità di amare, sono solita porre questa domanda:

“quindi se questa persona giusta dovesse incontrarla fra 20 anni, nel frattempo ha deciso di vivere in totale astensione affettiva?” “non ha alcuna intenzione di relazionarsi con un altro partner affettivo?”

In rarissimi casi la scelta e’ sentita come reale stile di vita, in tutti gli altri e’ un autoconvincimento difensivo, preludio di aggressività trattenute o manifeste, nervosismo ed invidia verso la felicità  affettiva degli altri, perche’  NON AMARE MAI  oltre che essere innaturale e’ sempre patologico.

Superando la paura dell’ipocrisia del giudizio sociale che influisce, purtroppo, nei soggetti con un Io molto fragile ancora dipendente dall’altro come riflesso del proprio valore, mi sento di affermare con certezza come a

volte siano utili anche brevi storie se permettono all’individuo di “ricaricarsi d’amore”, di “sentirsi vivo”, sempre nella sincerità  di emozioni corrisposte del momento , in attesa ed in preparazione del “grande amore”, evitando cosi’ l’inaridimento emotivo crescente.

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