News

Novità e approfondimenti a cura della Dott.ssa Tumminia

Noia e Zona di Confort : solo i coraggiosi cambiano vita

Esistono molte persone consapevoli della propria infelicità e del senso di “malinconica spossatezza” provata nel vivere giornate routinarie contornate da poche o nessuna emozione, eppure non fanno  nulla per cambiare la propria vita. Perche’?

Vale quanto mai, in queste situazioni, il detto “preferisco navigare in un cattivo mare ma conosciuto e gestibile che in un  mare probabilmente calmo ma sconosciuto perché nuovo”.

La paura dell’ ignoto, supportata dal “pensiero pigro” sono le principali cause che limitano e circoscrivono le vite di tante persone nella comoda “ Zona di Comfort” il luogo pensato, ma espresso  nel concreto, delle  “routinarie abitudini quotidiane rassicuranti ma insoddisfacenti, in grado di permetterci una illusoria continuità a lungo termine, a scapito del sistema emotivo e motivazionale sempre più anestetizzato.

In sostanza, cosa intendiamo per “ Zona di Comfort” ?

In apparenza la definizione puo’ apparire addirittura auspicabile ed idilliaca come condizione di vita possibile, ma trasformarsi al tempo stesso nella nostra prigione.

Si tratta infatti di quella “Zona” , condizione mentale nella quale – secondo la psicologia comportamentale – si agisce in stato di neutralità , senza correre alcun rischio , ne’ relazionale ( “ non sto bene in questa storia d’amore ma non so come sarebbe in una nuova” ) , ne’ lavorativo ( “vorrei aprire un’attività ma magari andra’ male, tengo quello che ho”) , ne ’ ambientale in  genere. I comportamenti attuati garantiscono al soggetto “poco coraggioso” un risultato certo perché già sperimentato quotidianamente ma ormai privo di alcun pathos motivazionale.

La Finalità e’ quella di creare, tramite processi autopersuasivi,  immobilità rassicurante ma non sempre,  quasi mai,  portatrice di serenita ’a lungo termine.

Chi non esce dalla propria zona di confort non scoprirà mai la vita vera oltre le innalzate barriere difensive, che porteranno ad una reiterazione e consolidamento dei propri schemi mentali circa la nocività dell’esterno da se’ come potenzialmente “peggiorativo” nella condizione di vita fino ad oggi vissuta.

Il soggetto in questione non e’ in grado di voler credere, pur riconoscendone la significativa distinzione, tra rischio costruttivo(  i cambiamenti necessari per permettere al nuovo di entrare nella propria vita ) e rischio decostruttivo ( andare velocissimo in moto, ad esempio), volendo autoconvincersi che sempre e  comunque il “non poter tornare indietro” sia già sufficiente causa di ansia costante prima, durante e dopo il tragitto verso la vita.

L’ambiguita’  tra lo stato emozionale (  malinconia a tratti per la

staticita’ di vita) ed il mancato senso di presa in carico della propria situazione per apportare cambiamenti reali, e’ una condizione tipica del soggetto confinato nello stato di vita immobile.

 

Cosa si può fare praticamente per modificare la situazione di tranquilla ma stancante staticita’ ed uscire dalla Zona di Comfort?

 

Diamo per scontato che il discorso non vale per tutte quelle persone che, comunque, in questo “tiepido benessere” ci navigano bene in maniera convinta ma per quelle che, invece, si trovino in una condizione di volontà al cambiamento , attestato da una sentita sofferenza di fondo, volta al bisogno di “dare una svolta” .

Bisogna “agire per step”.

Non si può , se fino a ieri si e’ stati pigri e poco coraggiosi, pensare di poter attuare “acrobazie mentali” saltando dallo stato di inermi a super attivi ci si puo’,  però , abituare poco alla volta nella vita quotidiana ad attuare piccoli cambiamenti graduali, ad esempio tramite esercitazioni non necessariamente correlate verso l’obiettivo che si ha in mente di raggiungere con il tempo (secondo reali e fattive possibilità), ma con lo scopo di imparare ad attuare novità d’azione.

Ad es. “voglio cambiare lavoro” perché non mi piace e mi rende infelice ma, fino ad oggi, non ho mai modificato nulla nella mia vita! Come faccio?

Comincio ad abituare la mente a piccoli ma significativi cambiamenti,  per far apprendere al mio mentale cosa sia la “modifica”:  sposto l’arredo in casa, cambio taglio di capelli, indosso abiti di un colore che mi e’ sempre piaciuto ma non ho mai osato…in seguito mi avvicino a step  inerenti il tema centrale, in tal caso il lavoro: compro giornali sulle offerte occupazionali, mi iscrivo a principali portali di offerte impiego, dedico un paio di ore al giorno alla ricerca mirata del posto “sognato” facendomi aiutare da chi di competenza.

 

Sembreranno per alcuni banalità , ma e’ tramite piccole novità introdotte nella propria vita che si comincia a gustare la felicita’  data dal “nuovo”, per predisporre un clima più significativo di rinnovo.

Il “Disturbo Post Traumatico da Stress” ( PTSD ): cosa può accadere “dopo” una situazione di emergenza e come affrontarlo

Non tutti a seguito di un evento traumatico di entità molto significativa subìto in prima persona od in cui è rimasto

Il lavoro in modalità “Smart working”: vantaggi, rischi psicologici e come fronteggiarli

Aziende da piccole a grandi , fino a multinazionali, si sono trovate in questo periodo di emergenza sanitaria  a dover confinare …