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Novità e approfondimenti a cura della Dott.ssa Tumminia

Perché andare a vedere una Mostra di Quadri fa bene all’anima e ci rende migliori?

Osservando un dipinto ci “immedesimiamo” senza nemmeno accorgercene: il ruolo dei “ Neuroni Specchio”, i neuroni dell’empatia.

Mai come nel periodo autunnale e pre-natalizio le grandi città (e non solo) allietano i week end dei cittadini ospitando memorabili mostre di quadri, sculture, arte grafica, …proponendo e permettendo a chi osserva di “fare un tuffo nel passato”, attraverso la possibilità di ammirare opere di grandi pittori ed artisti del tempo conoscendone anche la loro vita, spesso turbolenta,  caratterizzata da personalità non di rado “contorte”, sublimate ed incanalate nella loro energia esplosiva sotto la forma del  “getto artistico”, creando il “capolavoro”: la personalità iper creativa condensata in una tela.

Perché andare a vedere una mostra di quadri fa bene al cervello ed all’anima?

Vittorio Gallese, primo studioso dei Neuroni Specchio, i cosiddetti “neuroni dell’empatia”,  che permettono, attivando i corrispondenti circuiti neuronali,  di entrare in sintonia con gli altri ( facendoci provare le stesse sensazioni ed emozioni che l’altro sperimenta in una determinata situazione come se stesse capitando a noi), sostiene come lo stesso meccanismo di attivazione  di “sintonizzazione profonda” avverrebbe ogni qual volta ci si trovi dinnanzi ad un quadro-immagine ad alto impatto emotivo oggettivo e/o  soggettivo ( in base a personali proiezioni inconsce).

Proprio ieri riflettevo , trovandomi a Milano alla mostra delle opere di Caravaggio, su come questo fenomeno cerebrale sia ancor più incoraggiato dalle “audio guide”, ottimi strumenti integrativi alla contemplazione di un quadro, in grado di riportarci,  (tramite il racconto guidato della personalità dell’artista, della vita e del contesto dell’epoca in cui operava ) proprio esattamente lì, sentendoci per un attimo, o per l’intera visita alla mostra, esattamente in quell’epoca storica, rendendo possibile comprendere e “sentire” quel dipinto, cogliendone l’essenza e l’intenzione di ogni pennellata: ci siamo immedesimati.

I Neuroni  Specchio si stanno attivando, riproponendo quel pathos che ,in qualche modo anche Caravaggio viveva mentre, ad esempio,  con tratto deciso del pennello, poneva sul piatto la testa di Giovanni Battista insanguinata, lo stesso pathos che io ieri provavo di fronte al dipinto…

O quello stesso stato d’animo di maestosità e sconvolgimento che Pablo Picasso voleva far rivivere quando creò Guernica, che tutti noi fortunati che abbiamo potuto ammirare  a Madrid,  abbiamo “sentito” e rivissuto come reale, non permettendo  di avvicinarci troppo al capolavoro per una sorta di inconscio ed istintivo rispetto del significato dell’osservato, come se così si ci si dovesse per forza,  per immedesimazione comportare…

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