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Novità e approfondimenti a cura della Dott.ssa Tumminia

“Pseudologia fantastica”: sindrome del bugiardo patologico. Come riconoscerlo?

Quali aspetti trasformano un bugiardo “occasionale” in bugiardo “ossessivo”?

Nella maggior parte dei casi quando si mente si ha una più o meno chiara finalità volta al raggiungimento di un obiettivo, di natura psicologica e/o concreto materiale,  finalità addirittura non sempre  volta ad un vantaggio personale di ritorno ma, in alcuni casi, anche a  difesa o protezione  dell’altro/a, le “bugie a fin di bene”.

Quali caratteristiche sono specifiche del “mentire patologico” e come possiamo distinguerlo dalla semplice bugia?

Ad oggi,secondo il DSM-V  , il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali,  non esiste una classificazione standard specifica sulla menzogna patologica costituente una “classe diagnostica” confinata, osservando come il “lato malato del mentire” si ponga più che altro come sintomo (in mezzo ad altri) di innumerevoli disturbi specifici, ad es. ,due fra tutti ,sintomo del disturbo narcisistico di personalità, dell’istrionico..

 

Il primo,invece, a parlare in modo specifico e classificato di un’etichetta confinante la bugia patologica fu Delbruck,  esigenza nata dal bisogno di diversificare il “mentitore anomalo” da tutti gli altri consimili.

Definì “Pseudologia fantastica” quella tipica modalità di menzogna per cui l’individuo tende ripetutamente a raccontare bugie basate sul racconto ingigantito, soggettivamente enormemente rielaborato, di eventi o fatti difficilmente dimostrabili, sempre con intenzionalità espositiva.

Il bugiardo patologico mente compulsivamente , non ne può fare a meno seguendo uno schema “modus operandi” ben specifico:

  • Le bugie sono continuative nel tempo, e’ una modalità comunicativa sempre adottata nel raccontare o raccontarsi
  • La compulsività del mentire e’ fine a se stessa, non prevede un proprio od altrui vantaggio finale auto od etero protettivo
  • Il mentire risulta essere una fonte di appagamento personale, almeno inizialmente
  • Pur potendosi basare su un “fatto reale” iniziale, lo stesso viene talmente “soggettivamente colorito”, da risultare sempre più distante dalla realtà iniziale
  • Ogni menzogna raccontata , su modalità “racconto”, prepara ad effetto “catena” nuovi “episodi fantastici”, secondo una temporalità che , in alcuni casi, diviene molto ravvicinata

Nonostante molti orientamenti tendano a distinguere il bugiardo patologico da quello compulsivo a causa della variabile dell’intento comunicativo manipolatorio , che non sarebbe presente nel compulsivo troppo occupato a soddisfare l’istinto del mentire, in realtà  le due diciture per molti versi vengono a sovrapporsi ed unificati.

 

La compulsività  alla reiterazione dell’ atto, caratteristica tipica nelle dipendenze , inserisce di diritto la bugia compulsiva nella categoria ora citata, in questo caso come istintivo bisogno irrefrenabile di elaborare le parole a proprio piacimento mettendole in scena in maniera teatrale.

Di solito la personalità nascosta dietro , a volte, la simpatia ed il carisma del bugiardo patologico, e’quella di un forte insicuro/o, una persona che risulta a se stesso poco interessante , credendo di essere così visto anche dagli altri, compensando con “racconti accattivanti” per attirare attenzione in cerca di approvazione.

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