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Novità e approfondimenti a cura della Dott.ssa Tumminia

Cosa raccontano i pazienti gravi guariti da Covid: paura di tornare al lavoro, incubi notturni costanti, profonda angoscia. Come aiutarli a tornare alla vita da ora in poi

I racconti degli ex  pazienti Covid, specialmente ex intubati e/o colpiti da sintomatologie significative a livello organico che hanno portato alla necessità di ospedalizzazione ( ma non necessariamente ), sono sempre accompagnati da un livello di angoscia profondo e un senso di “disorientamento sotterraneo”- anche presente nei nuovi momenti di  apparente serenità e piacevolezza della vita quotidiana dal momento del rientro a casa, come gli stessi raccontano . Il “retro terreno” di malinconia e tristezza profonda continua ad invadere la possibilità di gioire della festa dei parenti , amici , del poter di nuovo godersi la propria casa con tutti i simboli in essa contenuti rappresentativi della vita vissuta ed ancora da vivere . L’ansia generalizzata , sfociante anche  in panico strutturato in molti casi, pervade la vita del sopravvissuto .

Di cosa l’ex paziente Covid ospedalizzato racconta di aver avuto paura ?

Le paure raccontate sono diverse ed individuali in base alla modalità soggettiva del paziente di riconoscimento e gestione emozionale – anche in base all’età ed all’idea maturata della morte ( i giovani riportano maggiormente la malinconia vissuta nell’ipotesi di lasciare la vita troppo presto , i più grandi di età erano invece più preoccupati per il dolore che i parenti avrebbero provato nell’elaborazione dell’eventuale lutto per la loro possibile morte ): sempre all’entrata in ospedale , di fronte ai dispositivi protettivi di medici ed infermieri indicativi della gravità della situazione , il pensiero della morte , di poter non tornare mai più a casa,  od in altre situazioni, di percepirsi peggiorare trovandosi a confrontarsi con l’ipotesi di poter lasciare questa vita , ha generato in molti – non in tutti- un senso profondo di sconforto e paura di non riuscire ad affrontare il mix emozionale troppo intenso : tristezza , panico , sconforto , rapidità di passaggio dalla normalità all’ incredibile.

Si è verificato, negli ospedalizzati ,  l’acutizzazione delle percezioni sensoriali e devastanti tutto intorno all’isolamento del proprio letto d’ospedale : il rumore costante dei macchinari di ventilazione , il suono del campanello indice spesso di aggravamento della situazione propria od altrui , le voci dei medici ed infermieri sincere ma veritiere.  Forse per la prima volta nella vita , i pazienti percepiscono e riferiscono il significato profondo della parola isolamento , combattuto tramite la costante disperata ricerca del contatto visivo con il personale sanitario sotto le maschere protettive.

Sintomatologia post -covid  : la compromissione della  sfera psicologica una volta tornati a casa

Tutti i pazienti riferiscono una paura comune : quella di rivivere nuovamente quella drammatica situazione ricercando – stavolta volontariamente – un nuovo isolamento autoprotettivo da qualsiasi esposizione verso l’esterno , tutto è ritenuto potenzialmente pericoloso per la propria incolumità , es. tornare al lavoro, andare al supermercato o fare una semplice passeggiata, venendosi involontariamente a creare libere associazioni  di malattia e  morte possibile evitabili – per la mente sconvolta – con un marcato autoconfinamento difensivo.

L’incremento della vulnerabilità , la perdita di memoria a breve termine, incubi notturni ( alternati nel diurno da situazioni di flashback mnemonici – sia di situazioni concrete es. il viso del medico accogliente che emozionali es. rivivere le sensazioni di perdita , la malinconia di allora relativa alla paura di non poter salutare i parenti in caso di morte ), la conservazione dello stato di affaticamento e difficoltà respiratorie ancora in attivo , oltre alla compromissione della funzionalità provvisoria o definitiva di alcuni organi interni , rientrano nelle manifestazioni fisiologiche e psicologiche riportate e più frequenti.

Sebbene si sia sopravvissuti , subentra una paradossale “paura della vita” in diverse situazioni , di entità variabile e decrescente in molti casi in base allo scorrere della normale e necessaria tempistica di elaborazione.

Quando , invece , di fronte all’evento traumatico notiamo l’insistenza della presenza sintomatologica tipica per un lasso di tempo prolungato oltre il dovuto ed in modalità eccessiva è facile pensare che il paziente riporti un disturbo post traumatico da stress  ( ben diverso dal disturbo d’ansia si intende )facendo fatica a comprendere di trovarsi adesso in un contesto di vita sicuro , continuando a vivere come se fosse in pericolo oppure , al contrario , negando completamente l’evento vissuto

Come aiutare il paziente a tornare alla vita , poco alla volta

Il paziente va aiutato attraverso gli specialisti ed i parenti ad uscire dal vortice della paura e panico , accompagnando alla ripresa della vita poco alla volta , facendo comunque comprendere la necessità che questo accada pur rispettando i tempi di preparazione .

Si comincia con la proposta di creare nuovi ritmi di tempo , in base all’attuale affaticamento riferito, con cui scandire i primi periodi in casa  verso la ripresa, tenendo conto delle esigenze fisiologiche nuove . Si invoglia a trovare diversi momenti di riposo nella giornata e di seguire una alimentazione regolare e sana.

È fondamentale coccolarsi tramite attività piacevoli e leggere ( per alcuni cucinare nuove ricette , leggere libri desiderati, guardare film , curare la propria persona …) , supportati dal calore di familiari ed amici fidati con cui poter permettersi sincere richieste : non per  tutti è utile continuare a rispondere a domande sull’accaduto , per altri si , è importante in questo momento essere “sanamente egocentrati” nel dire ciò di cui si ha o non si ha bisogno . È necessario compiere azioni e richiedere supporti che permettano di fare sentire la persona a proprio agio e tranquillità

È anche necessario , per step , cominciare a vivere l’ambiente fuori dalle mura domestiche , è questo l’aspetto che fa più  paura : va benissimo per il primo periodo uscire di casa , anche in base al livello di affaticamento percepito , solo per brevi passeggiate , aggiungendo poi piccole commissioni , evitando luoghi ad alto potenziale di affollamento. Il rientro nel luogo di lavoro dovrà essere graduale ed, in base all’attività lavorativa ricoperta , se fosse possibile rivista in termini di tempistiche di esecuzione e modifiche ambientali che permettano la sensazione di un luogo accogliente e sereno.

È importante preavvisare  i colleghi di ufficio e gli amici se non si ha voglia di parlare del periodo traumatico  passato : non si vuole parlare con tutti , ma solo con alcuni, di un evento così personale ed intimo, soprattutto sul luogo di lavoro non permetterebbe di facilitare il ritorno alla normalità!

Con il tempo , i sopravvissuti riferiscono di avere intanto sviluppato la volontà interiore di poter a loro volta aiutare altre persone in condizione di disagio , sperimentando sulla propria pelle l’importanza di poter ricevere aiuto nel bisogno : che tale richiesta nasca da una sorta di gratitudine e fortuna percepita nell’essere sopravvissuti vedendo morire altri pazienti ospedalizzati, o che sia l’istinto di vita acutizzato e posto al servizio degli altri , sempre la sublimazione nel volontariato   è spesso un bisogno manifestato e lodevole , oltre che proporre anche la ripresa di precedenti o nuovi hobbies e passatempi anche di tipo sportivo ,  caldamente consigliati specialmente se di approccio psicocorporeo : es ginnastica dolce , pilates, camminata nei parchi ….

La Psicoterapia si pone come proposta essenziale  per poter fare comprendere al paziente l’importanza di un’elaborazione guidata dei vissuti emotivi sconnessi provati durante e dopo l’ospedalizzazione  (ricordando anche come nei casi in cui , ad esempio, sia anche subentrato uno stato di coma , necessita accompagnare il paziente al recupero di un filo conduttore tra il “prima” ed il “dopo” , un lasso di tempo di sonno comatoso  in cui può essere nel frattempo anche purtroppo deceduto anche altro parente per la medesima motivazione , richiedendo un’ulteriore elaborazione allo scock) . Psicoterapie ad approccio psicodinamico ( psicoterapia del profondo ) , come psicoterapie cognitive , anche approcci e tecniche quali l’Emdr sono particolarmente consigliate per elaborazione di vissuti da grandi traumi. È indispensabile la competenza del professionista per la valutazione reale dell’avvenuta elaborazione  ( frequentemente la confusione del traumatizzato conduce a percezioni distorte e pericolose circa l’ipotesi di ritrovata serenità in base a pochi elementi ) , per scongiurare la possibilità di un posticipato riproporsi di vissuti ancora latenti, portati a galla  in modalità associative all’improvviso successivamente

Consiglio particolarmente ai pazienti tecniche di rilassamento serale  ( banalmente anche tramite l’ascolto di video mindfuness in grado di accompagnare ad un sereno addormentamento ) reiterate per un lasso di tempo concordato ed il risveglio mattutino con musica leggera e lieve , raccomandando ai  familiari di mantenere il più possibile ambiente confortevole e pulito , ordinato e pieno di amore, allegria ma anche rispetto per i momenti richiesti di riflessione personale e silenzio .

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